I vostri racconti, Tutti

Fiammetta

Autrice: Giuliana Giacoletto

– Pareti verde mela, che tragedia. Doccia con acqua fredda, valigie utilizzate come  dispensa!-

Fiammetta sente bussare, interrompe il diario e guarda l’ora sul monitor. Sono le sette, afferra il portatile, lo  ripone sul comodino e, a piedi nudi, raggiunge la porta.

“Ciao Riccardo, così presto?”.

“Ho dormito poco, piuttosto che rigirarmi nel letto ho preferito fare due passi e così… ho pensato che potremmo fare colazione insieme… e tu?

“ Un pò ho dormito, un po’ ho scritto…”

Fiammetta torna indietro, mette il portatile nella borsa a tracolla, indossa le infradito e, uscendo, trascina la porta lasciandola sbattere:

“ Andiamo Ricky che ho fame” e  sistema la tracolla.

“ la stanza… non è male, sei stato bravo a trovarla con poco preavviso”.

Incedono a passi svelti nell’interminabile corridoio che conduce al giardino, sembrano fare a gara.

Fiammetta sente il pavimento di legno stridere  ad ogni passo e inarca le sopraciglia;  la sera prima non aveva notato quel rumore. A tre quarti del corridoio abbassa lo sguardo , si blocca, guarda i piedi, lunghi, paralleli,sulle piastrelle azzurre e gialle. Lui si ferma poco più avanti, la guarda, aspetta :

“ Che c’è ?”. Abbassa lo sguardo. “Sono piastrelle in maiolica, tipiche della zona di Arles… ti piacciono?”.

Lei lo guarda.

“ Sei grigia in viso, stai bene?”

Fiammetta lascia andare le braccia lungo i fianchi e si rifugia in un lungo respiro. Le palpebre si chiudono e la fronte si distende.

Riapre gli occhi. Si guarda intorno:

“Muoviamoci”.

 Il rumore è sempre di logoro palquet, ma adesso a quello scricchiolio fuori posto si è aggiunto l’aroma di legno fradicio.

Fiammetta arriccia il naso fino a mostrare gli incisivi.

“Che odore!”

“Io non lo sento… Ah, è l’odore delle saline poco lontane da qui. Ci sono abituato”

“Dai, tu devi mangiare”.

Raggiunge per primo la porta ed apre, Fiammetta esce fermandosi poco oltre, sull’erba, vicino all’aiuola che trabocca di Iris ; sta albeggiando e un modesto vento scarlatto li spettina.

Lei socchiude gli occhi e muove il viso lasciandosi guidare dal tepore della luce, fino a trovare lo scorcio in cui sta sorgendo il sole. Stringe le mani e le riapre ripetendo questo gesto tre volte.

“Questa luce mi fa sentire come se fosse domenica”. Apre gli occhi e si avvia verso il cancello.

Riccardo  la segue accelerando il passo ,quando una folata solleva due lenzuola stese staccandole dai fili .

“Ricky,  guarda quella girandola… tra in po’ prende il volo ”.

Superano il cancello che sa di vernice fresca (madame Deluny lo ha lasciato aperto), e si ritrovano sulla piazza a forma di trapezio .

Sul lato corto, vicino alla Chiesetta, c’è la brasserie e la cameriera bionda sta pulendo i tavoli.

Riccardo la indica: “possiamo fare colazione lì, che ne dici?

In un angolo, davanti alla “Fontana del delfino” c’è il chiosco dello zucchero filato.

“ Ecco cosa mi va di mangiare, il cotonone dolce… così lo chiamavo da bambina”.

Attraversano la piazza  passando a lato di una meridiana rossa e così, seduti sulla panchina all’ombra dei platani, tra uno sguardo complice e uno sospettoso, incapaci di affrontare l’argomento per cui si sono incontrati , mangiano zucchero filato.

Fiammetta si guarda intorno, non c’è più il chiosco. E la cameriera bionda, dov’è ?

In quella piazza ci sono solo lei e Riccardo… che dice a bassa voce:

“Qui fanno il mercato ogni mercoledì… ed è qui che ho incontrato Rosalba”.

Poi si alza , butta il “cotonone” lasciato a metà e si lava le mani nella fontana”.

Torna vicino alla panchina, fa alcuni passi senza una direzione.

Si siede e guardando Fiammetta che osserva la piazza, prende fiato e poggiale mani sul bordo della panchina :

“Sai che nella sua stanza non possiamo entrare, ma ti assicuro che era tutto in ordine , sono entrato con la gendarmerie ed era tutto a posto”.

Solleva le mani e le porta sulle ginocchia, guarda due rondini sul cornicione del convitto:

“Solo una cosa manca… la clessidra”.

“la clessidra?” chiede Fiammetta tra un batuffolo e l’altro.

“Si , acquistata  in questa piazza a marzo”.

“E com’era?  L’hai detto agli agenti?”

Lei si alza e butta quel che rimane dello zucchero filato. Poi si dirige alla fontana e lava le mani”

“Era da 35 minuti e aveva la sabbia arancione ;lei stava spesso assorta ad ascoltare i granelli cadere , sembrava li contasse uno ad uno”.

“ Ricky, ma non c’è nessuno questa mattina in giro?”

“Nessuno! Dal caos che sento e che vedo non mi pare!”.

Sulla piazza le ombre dei platani si contraggono e si distendono, poi si ritirano fino alla base del tronco. Il grigio dell’asfalto diventa sempre più chiaro e trasparente fino a essere celeste come il cielo. la meridiana è meno definita  ed il contorno rosso si trasforma in azzurro turchino. La piazza diventa uno specchio d’acqua.

Lei sente dalle caviglie un brivido che sale fino alle tempie, stringe i pugni, poi distende le mani, e quando le tempie iniziano a pulsare con il battito del cuore, schiude le labbra:

“Quanto siamo distanti dalla foce del Rodano?Voglio andarci, adesso, prima dell’appuntamento in Gendarmerie”.

“E  come ?  Dobbiamo noleggiare un’auto!”

“La noleggiamo, l’appuntamento è alle dieci”.

“Ma qui oggi è la Festa del Santo Patrono, dove la troviamo un’auto? “

Fiammetta si alza e sistema i capelli dietro le orecchie; le vetrate dei negozi sono  buie,  ma una  porta a specchio riflette la luce del sole,e si sta richiudendo. Lei con pochi passi c’è di fronte.

Appoggia la mano alla maniglia e con una leggera pressione cerca di aprire, il cuore batteforte, ma lei si fa coraggio ed entra. Odore di Ketchup e patatine fritte… è un Pub.

L’omone dietro al bancone parla al cellulare:

“Mamma, ce sta gente, te chiamo dopo… un bascione”.

Fimmetta legge il nome sulla targhetta del taschino.

“Ciao Stefano, io sto cercando un autonoleggio aperto oggi, ho bisogno di andare fuori città …c’è qualcosa che tu sappia ?”

Lui poggia il cellulare sul bancone e chiude il rubinetto dell’acqua:

“No bella… tutto chiuso oggi”.

“Io ho urgenza di trovare una macchina, tu non ne hai una?”

“Io no.”

Una finestra socchiusa si apre sul cortile interno e Fiammetta scorge cinque biciclette.

Sente lo stomaco contrarsi: “Sono tue quelle bici?”.

“ No” risponde lui .

“E se le prendessi in prestito per un’oretta qualcuno si dispiacerebbe?”

“Eh vabbé. Ma fa il giro dell’isolato ed entra dal portone che sta de lato… e lascia un documento.”

Fiammetta estrae il portafoglio dalla tracolla:

”La carta d’identità, eccola”.

Si gira , Riccardo è dietro di lei.

“ Ti va di pedalare Ricky ?”

“ Non vedevo l’ora, dopo l’abbondante colazione!”

I due ragazzi escono dal pub;Stefano prende la carta d’identità, la apre, si sofferma sul nome, richiude e la ripone in un cassetto, un’imprecazione in romanesco e torma sul retro.

La pista ciclabile che porta fuori città è lunga, contorta , passa attraverso il centro storico e sembra non finire mai : ma appena lascata la periferia vedono, in lontananza, l’ingresso del parco della Camargue.

Percorrono la strada sterrata che attraversa i campi, il sole rende tutto giallo e le poche nuvole corrono nella stessa direzione: la foce del fiume.

All’ingresso del parco il custode, è accanto ad una vecchia golf e ne sta controllando il motore con il proprietario: sentendo l’arrivo delle biciclette guarda e saluta con la mano.

“Ma ti conosce?” chiede Fiammetta.

“ Si, io vengo spesso qui a fare foto con un mio compagno di università”.

Raggiungono il delta e Fiammetta scende per prima dalla bici. Intorno a loro c’è la distesa silenziosa … alcuni fenicotteri trottolano nel celeste del cielo e dell’acquitrino.

“Ecco Fiammetta… Quelle sono le saline: da lì arriva la puzza che senti in città”.

Fiammetta presta attenzione, ma l’odore che sente è di legno umido. Lo riconosce benissimo perché è lo stesso che sentiva quando la nonna passava il panno nelle camera da letto, prima della cera.

Risalgono in bicicletta e percorrono il corso del fiume costeggiando la riva per circa un Kilometro, fino ad un vasto canneto. Ci sono alcune casupole basse in muratura destinate al ricovero di macchinari agricoli.

Fiammetta nota, sulla riva opposta una zona sgombra dalla vegetazione e circondata da un prato ben curato. Stringe le mani sui freni e altrettanto fa Riccardo per non travolgerla. Guardano le canoe rosse e gialle ancorate al piccolo molo e dietro, poco distante, una casetta in legno.

E’ una costruzione a due piani, con una scala esterna ed il tetto verde. Un uomo molto alto cammina accanto alla scala.

Riprende a pedalare e Ricardo la segue:

“ Più su c’è un ponte, se non ricordo male “.

Pedalano sempre più veloci sul terreno sconnesso e raggiunto il ponte, lo attraversano in fila indiana.

Si avvicinano alla casetta, lui rallenta, lei procede da sola.

Vicino alla scala non c’è più nessuno.

 Fiammetta sta sentendo risate di bambini, fragorose, divertite; sono le risate che accompagnano i giochi infantili.

Riccardo la raggiunge:

“ Che silenzio c’è qui!”

Salgono sulla scala, la porta è aperta ed entrano. Il pavimento in legno scricchiola ad ogni passo.

Ci sono sacchi a pelo e scatoloni di cartone ammucchiati in un angolo.

“Odore di cibo, Fiammetta andiamo via”.

“Si, di cibo e di legno umido.”

Lei si affaccia alla finestra, le risate dei bambini diventano più forti.

“Fiammetta andiamo, Questo silenzio mi mette paura”

Riccardo si avvicina alla porta:

“L’appuntamento alla polizia, ricordati”.

Escono dal parco, Fiammetta cerca il custode con lo sguardo ,ma non vede nessuno.

Riccardo racconta a Fiammetta che il paesaggio che stanno vedendo ha ispirato molti pittori, tra cui Van Gogh, e lei puntella ogni frase con un gesto della testa, oppure con una espressione che varia dal “ah”,

“Bello”, “Ma dai!”

Raggiungono la gendarmerie e c’è il console italiano ad accoglierli. Si presenta come il Dr. Granti e li informa che il commissario che si occupa della scomparsa di Rosalba ha annullato per un imprevisto.

Sono comunque tutti convinti che si tratti di una fuga volontaria, per questo teme che le ricerche non proseguiranno.

“lei ha qualche idea, perché qui brancolano nel buio…non mi stupirei se interpellassero un medium”.

Fiammetta sorride.

“Io non credo che sia andata via di sua volontà, stava preparando due esami per ottobre”.

Il console e Riccardo dialogano di moduli di denuncia , luoghi isolati  e minorenni scomparsi ma le voci diventano sempre più ovattate e lontane fino a diventare un miscuglio di suoni indecifrabili.

Fiammetta sente le gambe cedere, vorrebbe sedersi, ma le sedie della sala d’aspetto sono tutte occupate.

“ C’è una stanza al piano di sopra, seguitemi prego” .

Si siedono intorno ad un tavolo di cristallo satinato:

“ Signorina vuole un po’ d’acqua ?”

Fiammetta fa cenno di no con la testa.

“ Mi parli di Rosalba, quando l’ha sentita ?”

“ Quando l’ho vista. Sabato mattina, tramite skype. Era pensierosa, come sempre. Ha sedici anni e già la sua fronte è segnata dalle rughe.

Si è sempre fatta carico dei problemi del mondo e da quando la sua insegnante di matematica è tornata da Messico City lei sembrava vedere tutto perdere importanza.

Mi raccontava ciò che accadeva nelle favelas, la vita di quei bambini… non escludo che possa aver deciso di partire. Noi siamo state adottate quattordici anni fa. lei aveva due anni ed io dodici.  I nostri genitori sono meravigliosi e per il nostro bene non siamo state separate. Abbiamo potuto crescere insieme, ma io non dimentico gli anni passati all’orfanotrofio. Rosalba non sa di essere stata adottata: è così, una complicità nata con chi mi ha salvata. Ci ha salvate. Io la cercherò perché senza vederla ogni giorno, non posso stare. E i nostri genitori… mia madre non sta bene. E papà sta impazzendo, anzi, tra un po’ lo chiamo”.

Riccardo e il console guardano Fiammetta, lei prende un fazzoletto e asciuga le lacrime.

“Vede, in questa scomparsa c’è qualche cosa che non torna. Io ho letto le carte della polizia,

sua sorella frequentava un corso per infermiere presso la sede di “medici senza frontiere” che si trova proprio qui ad Arles. Ma da un mese ha smesso di andarci, eppure era tra le migliori del corso. Anche le lezioni estive per stranieri che impartiva… le ha interrotte.

In compenso ha iniziato a isolarsi da tutti”.

“ Riccardo, ma è così ? Rosalba era cambiata?”

“ Sua sorella ha una personalità complessa, difficile da far conciliare con la superficialità dell’epoca in cui viviamo. Leggeva libri di parapsicologia e lettura del pensiero.”

Fiammetta sbianca, sente il cuore fermarsi e poi accelerare. Si alza e si avvicina alla finestra.

Il tepore che arriva da fuori le restituisce un po’ di colore sul viso. Porta le mani alle tempie.

Soffoca la voglia di gridare, affonda le dita nei capelli ricci.

Si guarda intorno… è sola ed è nello scompartimento di un treno.

Le tendine sono abbassate e non si vede fuori.

Il rumore è forte e le oscillazioni la spostano tanto da doversi appoggiare.

“Signorina… Fiammetta…”

“Ha riaperto gli occhi”.

“Fiammetta hai perso conoscenza, andiamo dal medico.”

“ No Riccardo, per favore riporta le biciclette e recupera la mia carta d’identità. Voglio stare un po’ da sola.”

“Grazie Dr.  Granti”.

Esce dal commissariato e torna in stanza, ha bisogno di scrivere :ma la clessidra, perché portarla con sé.

Apre il portatile e scrive:

“ Rosalba, perché non vuoi farti trovare?”

Autrice: Giuliana Giacoletto, torinese, ama e scrive racconti e poesie. Si definisce una terrestre emozionauta.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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