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Vorrei cambiare il mondo

vorrei

Nel 2016 ho pubblicato una raccolta di racconti, poesie e aforismi realizzati all’interno del Laboratorio di Scrittura creativa in un contesto di cura. Il libro è una testimonianza preziosa della creatività e dell’animo dei  ragazzi ed esempio di ciò che possono riuscire a esprimere utilizzando come unico strumento la parola scritta.  Vorrei cambiare il mondo è acquistabile su Amazon, ma di tanto in tanto ve ne proporrò un estratto. 

Lo potete trovare QUI

Oggi vi propongo Il Burattino, una favola moderna di una tenerezza infinita 🙂

C’era una volta un piccolo e vivace burattino che viveva in una bella casa. I movimenti rigidi non gli impedivano di fare tutti i giochi che fanno di solito i bambini. Il burattino, infatti, adorava giocare a calcio. La sua mamma gli aveva proibito di giocare in casa, ma lui non era un tipo obbediente e quando lei non c’era si lanciava in allegre partite. Un giorno il pallone volò giù dalla finestra aperta. Il burattino subito corse in strada temendo che la palla avesse colpito qualche passante. Sul marciapiede, vide una piccola burattina che si toccava la testa dolorante con lo sguardo rivolto verso l’alto. Il timore iniziale si trasformò subito in timido turbamento perché la burattina era davvero carina. I suoi capelli neri e lunghi erano raccolti in due trecce ordinate che spiccavano sul vestitino giallo lungo fino al ginocchio. Coraggiosamente, le si avvicinò, chiedendole se si fosse fatta male.

̶ Sei stato tu a lanciare il pallone, allora! – disse la burattina arrabbiata, guardandolo di traverso – mi hai fatto male!

̶ Ssccusa, – balbettò lui, in preda al senso di colpa – non l’ho fatto apposta. Come posso farmi perdonare?

̶ Stai tranquillo, – replicò la burattina con aria superiore – non fa niente! Certo che sei proprio imbranato!

Il burattino, un po’ sollevato, prese la palla e le chiese se avesse voglia di giocare con lui.

̶  Io non faccio questi giochi del cavolo, ma se vuoi possiamo giocare a qualcosa che piace a me!

̶  Vvvolentieri…che gioco proponi?

̶ Vieni con me – disse lei prendendolo per mano – ti porto in un posto dove potremo giocare a un gioco molto più bello del tuo!

Seppure molto dubbioso, il burattino la seguì. Imboccarono la strada che portava fuori città e continuarono a camminare fino ad arrivare in un bel boschetto. Si fermarono in una radura verde; il profumo dell’erba bagnata riempiva le narici di legno dei due burattini e il rosso delle bacche selvatiche si mischiava al giallo dei fiori che avevano resistito strenuamente alla forte pioggia del giorno prima.

̶  Perché siamo venuti qui? Che gioco vuoi fare? Non capisco…

̶  Ma tu non stai mai zitto? – disse la burattina sgarbatamente – perché non ti fidi me?

̶  Non mi fido di te perché non ti conosco.

̶  Nemmeno io ti conosco però tu mi hai tirato una pallonata in testa!

Il burattino scoppiò in una allegra risata.

̶  Ridi di me, adesso?

̶  Non rido di te – replicò lui dolcemente – rido con te!

La burattina sorrise e le sue guance di legno diventeranno dello stesso rosso delle bacche intorno a loro. Si sedettero sull’erba e rimasero in silenzio.

Il burattino, imbarazzato, non osava chiederle che tipo di gioco avesse in mente di fare.

̶ Guarda il cielo, – disse lei – tu riusciresti a contare quante nuvole ci sono? Potremmo provare insieme…

I due si sdraiarono e cominciarono a contare le nuvole sopra di loro. Rimasero in quella posizione a lungo, ma improvvisamente il burattino si rese conto che gli stava succedendo qualcosa di strano. Si portò la mano sul petto, proprio nel punto in cui cominciava a sentire una forte sensazione di calore mista a dolore. La mano vi affondò e toccò il cuore. Lo tolse dal petto senza fatica e lo guardò esterrefatto: era infuocato!

̶  Cosa succede? – chiese lei, preoccupata.

̶  Non lo so, non mi era mai successo prima.

La burattina prese in mano il cuore che stava per spegnersi e spezzarsi in due.

̶  Sei fortunato tu, –  disse con tono triste  ̶  io non ce l’ho il cuore, porca miseria!

̶  Allora puoi prendere una parte del mio – ribatté lui dolcemente.

Lei lo guardò stupita e sorpresa.

̶   Perché sei dannatamente gentile con me anche se ti tratto come una pezza da piedi?

̶  Non lo so… forse perché mi piaci.

̶  Cosa ti piace di me? – insistette lei – Sono cattiva e maleducata…

̶  Non saprei, ̶  aggiunse lui sorridendo – ma c’è qualcosa in te che mi piace molto. Forse tratti male le persone perché ti senti sola e non permetti a nessuno di entrare in te a placare la tua solitudine.

La burattina lo guardò negli occhi e una lacrima bagnò il suo volto liscio.

̶  Se vuoi, potremmo venire di nuovo qui a contare le nuvole insieme.

̶  Certo, lo vorrei tanto anch’io.

Lei si mise un pezzo di cuore nel suo petto e iniziarono a contare le nuvole.

Tornarono nel boschetto ancora tante volte.

Passarono i mesi, gli anni e diventarono grandi. Le cose però tra di loro stavano cambiando. Lui era sempre più distratto a arrivava in ritardo ai loro appuntamenti nel bosco. A volte non arrivava nemmeno e la burattina era sempre più triste fino a quando decise di recarsi sotto casa sua per chiedergli spiegazioni. Lui evitava il suo sguardo e riuscì solo a dirle che era arrivato il momento di fare altri giochi, ma che voleva farli da solo, senza di lei. La burattina pianse e soffrì molto per quella decisione, però era coraggiosa e dignitosa e decise di allontanarsi nonostante sentisse un macigno al posto del cuore. Cercò di fare altre cose per non pensare a lui che, ben presto, cominciò a giocare con una bambolina bionda un po’ insignificante, ma dal look estremamente sexy. Un giorno, in preda alla nostalgia, andò nel boschetto decisa a contare le nuvole da sola. La sorpresa di trovare in quel luogo il burattino e la bambolina mano nella mano fu davvero atroce! Versò così tante lacrime che persino le nuvole iniziarono a piangere. Con l’arrivo del temporale qualcosa si spense nel cuore della giovane burattina. Decise che il prezioso organo non le serviva più, se lo tolse, lo gettò a terra e lo calpestò con violenza. In quello stesso momento, successe qualcosa di strano anche al cuore del burattino che cominciò a sciogliersi come ghiaccio al sole. A quella vista la bambolina, impaurita, fuggì via. Colto alla sprovvista, il burattino rimase senza parole. Non cercò di trattenere la bambolina e, nel suo animo, si insinuarono dubbio e confusione.

̶  Cosa ho fatto? – singhiozzò – Ho perso il cuore. Sono stato uno stupido egoista! Lei mi amava e io ho buttato via tutto ciò che avevo. Come farò adesso?

Il suo pianto arrivò fino al cielo. Le nuvole lo sentirono e si tapparono le orecchie indignate!

Passarono molti anni, le stagioni si susseguirono e i capelli del burattino diventarono bianchi. Viveva da solo nella casa dove un giorno il pallone era caduto dalla finestra colpendo una bellissima burattina con un vestitino giallo. Non era riuscito a dimenticarla, l’aveva cercata ovunque vagando per la città e per l’intero Paese, ma di lei non c’era traccia. Era sparita, dileguata  nel nulla così come era successo al suo cuore. Un giorno decise di andare nel boschetto. Fu colto da un’ondata di commozione nel rivedere il luogo a lui così caro. Con gli occhi offuscati di lacrime, si sedette su una panca, poggiò il bastone accanto a sé e si perse nei ricordi. Un rumore improvviso lo scosse. Si voltò nella direzione da cui proveniva e la vide! I suoi capelli non erano più né lunghi né neri, ma conservava la stessa figura armoniosa dai movimenti decisi che la rendeva tanto adorabile. Anche la burattina si era accorta di lui e lo fissava con l’aria arrabbiata.

̶  Che cavolo ci fai tu, qui?

̶  Sono venuto a cercarti, – rispose speranzoso – e tu cosa ci fai qui?

̶  Idiota! Io non ho mai smesso nemmeno un giorno di venire qui.

̶  Che stupido sono stato, – sospirò il burattino abbassando il capo – ma perché continuavi a venire? Io ti ho fatto solo del male.

̶ E’ vero però ci sei stato anche nei momenti in cui mi sentivo sola e hai riempito qualcosa che nessuno mai aveva mai riempito: il mio cuore… l’hai preso, l’hai usato, l’hai gettato.

I due piangevano a dirotto e lentamente cominciarono a spegnersi. Il vecchio burattino ebbe ancora il tempo di dirle ciò che più gli stava a cuore:

̶ Ti ho sempre cercata in tutto e ovunque senza posa. Da lì, ho capito cosa era quella cosa che il primo giorno andò a fuoco… credo di averti sempre amata anche se ti ho fatto soffrire e non mi sono reso conto di ciò che avevo fino a quando non ti ho persa.

̶  Lo penso anche io, – rispose lei guardandolo per l’ultima volta.

E si spensero lì, dove tutto era cominciato, tenendosi per mano.

Autrice: E.G.

© Marinella Brizza

 

Lo potete trovare QUI

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